Gli anni '50 e '60

Gli anni '50
Gli anni '50 si aprono all'insegna della magnificenza per il sodalizio rossoblu. Il Presidente Domenico Loi ha competenza e risorse economiche per assicurarsi il meglio che offre il mercato. La Serie C ormai sta stretta al Cagliari: si punta in alto. Arrivano uno dopo l'altro giocatori importanti, che rafforzano la squadra in ogni reparto. Tra questi, gli attaccanti Avedano, Golin e Torriglia, i terzini Miolli e Stocco e il sapiente regista Morgia.

Un anno di doveroso apprendistato, e quindi il ritorno in Serie B. In panchina c'è l'ex gloria del Torino Federico Allasio, affiancato da Cenzo Soro come direttore tecnico. Il Cagliari sbriciola la concorrenza durante la stagione regolare, infliggendo sette punti di distacco all'Empoli, seconda classificata. Naturalmente i rossoblu si presentano alle finali nelle vesti di grande favoriti. Pronostico rispettato: nel mini torneo con Piacenza, Maglie e Vigevano, il Cagliari inanella 5 vittorie e un pareggio. E' di nuovo Serie B. Un traguardo ottenuto grazie alle prodezze della leggendaria coppia d'attacco formato da Erminio Bercarich, un fiumano paragonabile a Nordhal. che segna la bellezza di 30 reti in 36 partite, e il raffinato interno Gennari, a segno 17 volte. E' l'anno di uno storico trasloco: il Cagliari gioca all'Amsicora, abbandonando il tanto amato terreno di via Pola, ormai inadeguato

Una squadra in grado di riproporsi ad alti livelli anche nella categoria superiore. Dopo un più che onorevole sesto posto, il 1953-54 sembra l'anno buono per tentare la scalata alla massima serie. I rossoblu sgomitano con Catania, Pro Patria e Como. L'ultima giornata vede il Cagliari di scena a Pavia. Golin fallisce un rigore, che avrebbe dato la promozione matematica. Finisce 0-0 ed è necessario giocare uno spareggio in campo neutro, a Roma, contro la Pro Patria. Va male: il 2-0 per i bustocchi inaugura una tradizione negativa negli spareggi.

E' una brutta botta per l'ambiente. Si perde la chimica favorevole che aveva portato in alto i rossoblu. Nemmeno l'arrivo in panchina di un santone del calcio italiano come Piola riesce a scuotere i giocatori. Il Cagliari alterna piazzamenti dignitosi a stagioni da dimenticare. Vengono lanciati giovani promettenti, che diventeranno idoli dell'Amsicora: il tignoso difensore Mario Tiddia e lo sgusciante attaccante Tonino Congiu. Quest'ultimo sarà titolare indiscusso della maglia numero 11, prima dell'avvento di un altro giocatore.

Il quarto posto del 1959 è illusorio. L'anno dopo il Cagliari imbrocca una stagione sfortunata, e si classifica all'ultimo posto, dopo avere fallito gli appuntamenti con la vittoria contro Sambenedettese e Venezia. Due scontro diretti in casa che si concludono in parità. Di conseguenza, è retrocessione dopo nove anni. Il Presidente Meloni lascia la barca che sta affondando, in tutti i sensi. Una nuova terribile crisi finanziaria si abbatte sulla Società rossoblu. L'ombra del fallimento incombe minacciosa.

Gli anni '60
Dopo la rovinosa caduta in Serie C, si impone una rivoluzione, tecnica e societaria. Meloni lascia la Società nelle mani di Baccio Sorcinelli, editore del quotidiano "L'Unione Sarda", dell'avvocato Lino Lai e del commerciante Aldo Piludu. I "deus-ex-machina" della situazione sono però Enrico Rocca e Aldo Arrica, due imprenditori con l'hobby del pallone. Rocca è il nuovo Presidente.

La squadra, affidata ancora a Rigotti, viene abbondantemente ritoccata, con innesti che scriveranno pagine importanti negli anni a venire. In primis il tosto libero argentino Miguel Angel Longo, dalla Juventus, che cede anche il portiere Martino Colombo, e l'attaccante Guerrino Rossi. Quest'ultimo si rivela un cannoniere implacabile: 17 gol. I rossoblu però fanno cilecca nello sprint finale. Il secondo posto è una beffa: viene promossa la Lucchese.

Rigotti viene sostituito da Arturo Silvestri, detto "Sandokan", ex terzino del Milan. La difesa è rinforzata da Raffaello Vescovi, stopper che compone un quadrilatero formidabile. Danilo Torriglia non fa rimpiangere Rossi, tornato alla Juventus. Silvestri si guadagna subito la stima e la fiducia di tifosi e giocatori. E' un anno trionfale, che segna il ritorno in B. Dopo un anno di assestamento, la squadra è pronta per la grande impresa. E' arrivati Ricciotti Greatti, c'è già Mario Martiradonna. In avanti debutta un giovane alto e magro, di cui si dicono mirabilie: Gigi Riva. L'ultima giornata in campionato si gioca il 21 giugno 1964: guarda caso, proprio contro quella Pro Patria che aveva negato ai rossoblu la promozione. Il 3-1 chiude i conti. La città si veste a festa. Dopo 44 anni di storia, i rossoblu salgono in Serie A.

L'approccio con la massima serie è scioccante. La squadra è valida, ma inesperta. Nonostante il contributo di nuovi elementi che scriveranno pagine di storia, come il brasiliano Nenè e Pierluigi Cera, il Cagliari affonda. E' ultimo alla fine del girone d'andata. Rocca infonde serenità, rifiutando le dimissioni di Silvestri. I rossoblu si riprendono, e ottengono un incredibile 6° posto conclusivo. Decisivi i 9 gol di Riva, che l'anno dopo debutta addirittura in Nazionale. Il Cagliari si salva tranquillamente, anche grazie ai 10 gol di Rizzo, pure lui azzurro. Silvestri lascia, conscio della fine di un ciclo. Al suo posto Manlio Scopigno, detto "Il Filosofo", che conduce la squadra ad un campionato esaltante. Il portiere Reginato stabilisce il record d'imbattibilità: sette partite di fila senza prendere gol. L'ascesa del Cagliari è frenata dal terribile infortunio di Riva. Contro il Portogallo, il bomber si rompe una gamba scontrandosi con il portiere Americo. Senza Gigi, nelle ultime nove partite il Cagliari vince solo due volte. Il 6° posto è ingeneroso: i rossoblu avrebbero meritato di più.

A luglio, dopo una burrascosa tournèe in America, Scopigno viene esonerato. Gli subentra Ettore Puricelli, che non lega con buona parte della squadra. I risultati ne risentono. Il Cagliari si classifica solo 7°, a pari punti con Torino e Varese. Piazzamento deludente, viste le premesse, per una squadra che vanta un attacco formato da Riva e Boninsegna. Gigi è l'uomo nuovo del calcio italiano: lo vogliono tutte le grandi, ma grazie alla Saras di Moratti e la Sir di Rovelli si riesce a trattenerlo in Sardegna. Intorno a lui, viene costruita una squadra ancora più forte. Con il sacrificio di Rizzo, ceduto alla Fiorentina, Arrica si assicura Ricky Albertosi e Mario Brugnera. Adesso il Cagliari è competitivo per lottare con le grandi. Non ultimo tassello: il ritorno in panchina di Scopigno. Il campionato '68-69 sfuma nelle ultime battute. Vince la Fiorentina, che precede Cagliari e Milan di quattro punti. L'appuntamento col tricolore è solo rinviato di un anno.