Gli scudetti a raffica

Genova CFC-1922-23Gli anni '10: l'organizzazione in stile inglese porta i suoi frutti

Il decennio si apre con il problema del campo di gioco. Il San Gottardo non è più adatto alle esigenze di una squadra come il Genoa: è nel frattempo aumentato il pubblico che segue la squadra e il rettangolo di gioco è troppo lontano dal centro della città. Viene individuata un'area nel quartiere di Marassi. Nel gennaio 1911 verrà inaugurato il nuovo stadio che, nella sua disposizione definitiva, potrà ospitare fino a 25 mila spettatori. A ottobre ricomincia il campionato e il Genoa si presenta con ottimi giocatori. Dall'Inghilterra sono arrivati Miller, Stocker e Marsch, dalla Svizzera il portiere Surdez e l'attaccante Comte. I grifoni partono lancia in resta e fanno loro un bottino di 13 punti su sette partite. Sulla sua strada si mette ancora una volta la Pro Vercelli che impedisce ai rossoblù di accedere a posizioni migliori.

Il 1912 è però l'anno in cui si pongono le basi per i successi degli anni a venire. È allestita una squadra che vincerà tre scudetti, ne perderà due per un soffio e fornirà molti uomini alla Nazionale. Il Genoa si dà una organizzazione sul modello delle più avanzate squadre professionistiche dell'Inghilterra.

In Italia il professionismo è ancora tabù. Il Genoa ne sgretolerà progressivamente le basi attraverso l'ingaggio dell'allenatore inglese William Garbutt primo tecnico professionista del calcio italiano. Il nuovo trainer innova nei metodi d'allenamento e nella gestione dello spogliatoio riuscendo a creare uno spirito di corpo fra i giocatori. Tutti lo chiamano "Mister Garbutt". Da allora tutti i giocatori di calcio chiameranno i loro allenatori in questo modo. Dall'Inghilterra Garbutt si porta in Italia anche i rinforzi della squadra. Fra questi l'ala destra Eastwood, il centravanti Grant e la piccola ala Wallsingham. Buona parte di questi sono professionisti. Il Genoa per camuffare i pagamenti li registrava sotto le voci più strane come "rimborso spese" e "malattia" oppure venivano retribuiti da aziende di proprietà dei dirigenti rossoblù. Il Genoa riesce a vincere un importante trofeo di quegli anni: la Coppa Lombardia, scolpita in bronzo e argento per un valore di 10.000 lire di allora. Il campionato 1912-13 si fa affollato: vi concorrono ben 30 squadre divise in tre gironi settentrionali e tre meridionali. Il Genoa si piazza al secondo posto, sconfitto ancora una volta dalla fortissima Pro Vercelli. Nell'estate del 1913 lo scozzese Geo Davidson, fra i fondatori del Genoa, assume la presidenza. Diventerà il primo presidente mecenate del calcio italiano. Con grande generosità di mezzi mise in moto un'ottima campagna acquisti. Arrivarono a Genova il milanese Renzo De Vecchi, giocatore sedicenne di straordinarie capacità, Attilio Fresia dall'Andrea Doria per 400 lire e i doriani Sardi e Santamaria per 1600 lire. Esplose un caso e la società genovese fu accusata di professionismo. Si chiese addirittura la radiazione del Genoa, l'espulsione dei suoi dirigenti e la sospensione a vita dei giocatori. Tutto ben presto si sgonfiò. Nel campionato 1913-14 il Genoa si qualificò al girone finale eliminando la Pro Vercelli sconfitta in casa per 0-1. La vittoria finale arrise però al Casale che superò a Genova il Grifone nella partita d'esordio del girone decisivo. Nella stagione successiva al Genoa è inflitta una multa per l'acquisto di giocatori dal Casale. Il Genoa si presenta al via con tutte le credenziali per imporsi. Lo svolgimento del torneo vede un dominio netto dei Grifoni che prevalgono in tutti gli scontri diretti con le grandi squadre. A una giornata dal termine il Genoa era in testa e ormai sembrava cosa fatta. Il primo conflitto mondiale irruppe anche nel piccolo mondo del calcio e la vittoria fu assegnata a tavolino ai Grifoni qualche anno dopo. Con la guerra il campionato fu sospeso per quasi quattro anni. Il Genoa subì numerose perdite di giocatori importanti che perirono nel conflitto mondiale.

Gli anni '20: con Sanguineti presidente sono due gli scudetti consecutivi

L'attività agonistica ufficiale riprese con la stagione 1919-20. Il Genoa disputa un campionato ligure stellare ma nella fase finale perde, per errori arbitrali, con la Juventus piazzandosi al terzo posto per il campionato Alta Italia. Va meglio nella stagione successiva giungendo al secondo posto nel campionato riservato alle compagini del Nord. Intanto c'è un avvicendamento alla presidenza della società, dove si insedia il genovese Guido Sanguineti. La nuova dirigenza parte male. L' inizio del campionato, inseguito a defezioni importanti, è disastroso ma importanti inserimenti a metà torneo rimettono in carreggiata la squadra che però non va oltre la semi finale. Nell'estate del 1921 Sanguineti acquistò un buon numero di valenti giovani provenienti dalla squadre minori genovesi: Luigi Burlando, De Prà, Moruzzi, Morchio e Edoardo Catto che diventerà il miglior realizzatore di tutti i tempi nella storia del "vecchio Cricket". Il Genoa così rinforzato si impose per per quattro campionati consecutivi. La stagione 1921-22 si aprì con la formazione di due tornei. Il Campionato della Confederazione Calcistica Italiana di cui facevano parte il Genoa e le altre squadre più forti e senza i gironi regionali. La Figc mantenne le divisioni locali, due al Nord e due al Sud. Il Genoa trionfò nel suo ma in semifinale fu sconfitta dalla Poro Vercelli che si aggiudicò il suo settimo e ultimo campionato. Per la stagione 1922-23 le due Federazioni si riunificarono dando vita nuovamente ad un unico torneo. Fu quello il più esaltante campionato del Genoa di tutti i tempi. Il Genoa entra di forza nelle finali del Girone Nord che vinse entrambi eliminando il Padova e la Pro Vercelli. Nelle due finalissime contro la Lazio, vincitrice del Girone Centro-Sud, il Genoa domina e diventa Campione d'Italia. Impresa che si ripeterà anche nella stagione seguente

Nella stagione 1923-24 superato al primo posto il Girone Nord, il Genoa sconfisse il Bologna nelle due finali di Lega. Nello scontro finale trovò il sorprendente Savoia di Torre Annunziata. Fu superato dai Grifoni che si aggiudicarono così il nono e ultimo titolo. Nella stagione successiva i Rossoblù scesero a Marassi per l'esordio di campionato con una maglia sulla quale venne cucito all'altezza del cuore uno scudetto tricolore. Da allora contraddistinse la squadra Campione d'Italia. In campionato le cose incominciarono bene: il girone A della Lega Nord fu vinto piuttosto agevolmente. Il Genoa si ritrovò per la terza volta di fronte al Bologna. Fu necessaria una bella dopo le vittorie interne delle due squadre. La prima bella fu funestata da invasioni in campo da parte dei tifosi bolognesi e da errori arbitrali. Si decise di ripetere la partita. Terminò ancora in un pareggio (1-1) questa volta in maniera regolare, anche dopo i tempi supplementari. Ma incidenti fra i tifosi dilazionarono la fissazione della partita decisiva. A sorpresa da Roma arrivò la convocazione in pieno agosto e i giocatori del Genoa furono convocati precipitosamente a Milano al campo del Vigentino. La partita fu vinta dai bolognesi più allenati dei genovesi.

Il Genoa attraversò in seguito un periodo di ristrutturazione della squadra e della società. Molti titolari si ritirarono o si trasferirono in altre squadre. Arrivò a Genova il fortissimo Felice Levratto, famoso per avere tiri che bucavano le reti delle porte. Il presidente Guido Sanguineti aveva dato temporaneamente le dimissioni per seguire le sue aziende in Sudamerica. Nel 1926 si passò definitivamente al professionismo. Il fascismo intanto stava pesantemente contaminando anche il mondo del calcio. Il Genoa fu costretto prima ad inserire il fascio littorio sul proprio stemma e a italianizzare nome e ragione sociale che divennero Genova 1893 Circolo del Calcio. Alla fine della stagione Garbutt, unico straniero rimasto, fu costretto praticamente a dimettersi. Lo sostituì De Vecchi prima come allenatore-giocatore e poi solo da tecnico. Si pensò anche allo stadio: venne costruito il nuovo Marassi in cemento armato con capienza di 30 mila spettatori.

Nella stagione 1926-27 furono abolite le due Leghe Nord e Sud ed era iniziato il campionato con due gironi nazionali e un girone finale a 6 squadre. Il Genoa arriva terzo nel Girone A del Campionato Nazionale e quarto assoluto. Nella stagione 1927-28 ha un inizio travolgente conquistando ben 19 punti nelle prime dieci partite che gli permetterà, nonostante una flessione nella seconda parte del torneo, di partecipare al girone finale. Arriverà secondo a solo due punti dal Torino per merito soprattutto dell'elevata media-goal del bomber Levratto (20 reti in 27 partite). Nel 1928-29 aumentano ancora le partecipanti al massimo campionato: 16 per ciascuno dei due gironi nazionali le cui rispettive vincitrici si incontreranno in due finali. Ma il Genoa sarà solo quarto nel suo girone. Lasciano il calcio De Vecchi, Catto e Burlando. I Rossoblù partecipano alla Coppa Europa, l'antenata della Coppa UEFA dopo lo spareggio con il Milan vinto solo dopo un sorteggio fortunato. L'avventura europea si infrange al primo turno contro l'ostico scoglio del Rapid Vienna una delle squadre più forti del momento.