Il primo declino e la riscossa

Genoa coppa italiaGli anni '30: nasce la Serie A e il Genoa dà l'addio alla lotta di vertice per lo scudetto

Alla partenza della nuova stagione 1929-30 si inaugura la formula del girone unico nazionale: nasce la Serie A. I Grifoni disputarono un notevolissimo campionato ma si piazzarono al secondo posto dietro l'Ambrosiana. Fu questa l'ultima volta nella sua storia in cui il Genoa fu in lizza fino all'ultima giornata per lo scudetto. In Coppa Europa i rossoblù trovano ancora gli austriaci del Rapid che sbarra loro l'accesso al secondo turno. I dirigenti pensarono ad un serio rafforzamento dell'organico e così andarono a pescare in Sudamerica. Scovarono Guillermo Stabile, un argentino con origini italiane chiamato "el Filtrador", per la sua capacità di bucare le difese avversarie. Nonostante l'arrivo del forte attaccante e del suo compatriota Juan Pratto il Genoa chiuderà al quarto posto il suo primo campionato di Serie A. Nella stagione 1931-32 il Genoa partito con ambizioni di alta classifica chiuderà invece all'undicesimo posto, dopo un avvicendamento in corsa sulla panchina fra Burlando e il mister inglese Rumbold.

Uniche soddisfazioni della stagione sono le vittorie interne contro le due squadre che arriveranno rispettivamente prima e seconda nella graduatoria finale (la Juventus battuta per 2 a 0 e il Bologna per 3 a 2). La campagna acquisti del presidente Ardissone non è delle migliori. Sono venduti giocatori di esperienza difficilmente sostituibili come Barbieri, Levratto e Banchero. Vennero acquistati il centromediano Godigna e il centrattacco argentino Ganduglia. Ritorna anche il "Filtrador" che nel corso della stagione subirà molti infortuni che limiterà il il numero delle sue presenze. Il primo gennaio 1933 iniziano i festeggiamenti per il quarantennale del Grifone. Da quel giorno lo stadio di Marassi (di cui nella stessa occasione vennero inaugurate le tribune ristrutturate e la gradinata nord) sarà intitolato a Luigi Ferraris, giocatore rossoblù dal 1904 al 1911 e primo caduto nella Grande Guerra.

Nel torneo 1932-33 il Genoa terminò all'ottavo posto in coabitazione con la Triestina. E anche in quell'annata i Grifoni riescono nell'impresa di sconfiggere a Marassi le società che si sarebbero classificate nei primi tre posti: la Juventus (3-2), l'Ambrosiana (2-0) e il Bologna (1-0). All'apertura del campionato 1933-34 della squadra che si battè per lo scudetto rimaneva solo il terzino Gilardoni. Allenatore era il barone ungherese Giuseppe Nagy, mentre il presidente Ardissone alcuni mesi dopo rassegnò le dimissioni. Arriva il commissario straordinario Alessandro Tarabini. La gestione sarà fallimentare e domenica dopo domenica si materializzerà lo spettro della retrocessione. Le molte sconfitte subite inspiegabilmente da una compagine da centro classifica portarono al penultimo posto che condannava alla retrocessione in Serie B. Il colpo fu tremendo per i tifosi: allora il Genoa era la squadra più blasonata d'Italia ma anche perché l'altra squadra della città della Lanterna, la Sampierdarenese, approdava alla massima serie.

Il Genoa si riorganizzò in vista del campionato cadetto per tornare subito nella massima serie e la ricca borghesia cittadina si strinse intorno alla squadra. Diventò presidente Alfredo Costa, imprenditore nel campo delle forniture navali. Allenatore fu l'ex portiere della Nazionale Vittorio Faroppa. Il Genoa era indubbiamente la squadra più forte della serie B. Il Genoa condusse con saggezza la sua corsa verso la serie A nell'ostico campionato di Serie B, raggiungendo la promozione a due giornate dal termine piazzandosi al primo posto. Per rafforzare la squadra per il campionato in Serie A del 1935-36 arrivano calciatori italo-sudamericani fra cui Manuel Figliola, uno dei più forti mediani della storia del Genoa. Fu un campionato sostanzialmente giocato in scioltezza che portò a un ottavo posto finale in coabitazione con Milan, Napoli e Alessandria. Il presidente Costa fu costretto ad abbandonare il timone per motivi di salute prima della fine del torneo.

Nel marzo del 1936 viene eletto presidente Juan Claudio Culiolo, imprenditore nel commercio del carbone. Le sue ambizioni sono da subito chiare: riportare il Genoa ai fasti dei primi anni Venti. Nella stagione 1936-37 arriva come buon auspicio proprio la Coppa Italia, giunta alla sua seconda edizione. La guida tecnica è affidata a Hermann Felsner, già vincitore di due scudetti con il Bologna. Il Genoa arrivò sesto dopo un avvio scoppiettante. Centrato il primo obbiettivo il prossimo passo era la conquista del tanto sospirato decimo scudetto anche se con la vittoria della Coppa Italia la società acquistava il diritto di partecipare alla Coppa dell'Europa Centrale. Il Genoa sconfigge al Ferraris il Gradjanski con un pesante 3 a 1 bissato una settimana dopo a Zagabria senza concedere ai croati nemmeno il goal della bandiera. I quarti di finale vedono i genovesi opposti ai viennesi dell'Admira. L'andata ha luogo sul terreno del Prater. Scoppia una rissa in campo fra giocatori e staff tecnico in seguito a un rigore concesso agli austriaci.

La Federazione elimina le due squadre dalla competizione europea. Nel frattempo avveniva lo scambio di allenatori tra il Milan e il Genoa: Felsner accetta l'invito dei milanesi e i dirigenti rossoblù possono così richiamare per la terza volta alla guida della squadra William Garbutt. I rinforzi saranno pochi ma di qualità. Il Genoa non delude e in quella stagione rimase in lizza per lo scudetto (poi vinto dall'Ambrosiana) sino a meno di un mese dalla fine del campionato. Il 21 novembre del 1937 vi fu la vittoria sul campo della Juventus. Il Genoa dovrà aspettare ben 53 anni (e due mesi) per bissare un successo in campionato in casa della Vecchia Signora. Il Genoa si piazzò al terzo posto (a pari merito con il Milan) a sole tre lunghezze dall'Ambrosiana. Nell'estate del 1938 per la seconda volta consecutiva il Grifone partecipa alla Coppa Europa. Eliminati lo Sparta Praga e il Rapid di Bucarest i genovesi arrivano in semifinale e trovano con l'altra squadra di Praga, lo Slavia.

I genoani nella gara di ritorno subiscono una cocente sconfitta per 4-0 dopo aver giocato quasi tutta la partita in 10 e vengono così eleiminati. Intanto i venti di guerra fanno fuggire dall'Italia gli oriundi che tornano tutti in Sudamerica. Il Genoa si trovava così a fronteggiare una situazione d'emergenza. Il Genoa arrivò quarto assoluto ottenendo successi lusinghieri in diversi incontri.