Pendolari fra la A e la B

Genoa 1980-81Gli anni '70:  prima la Serie C poi il Genoa pendolare fra A e B

La squadra rossoblu tocca il fondo retrocedendo per la prima volta in Serie C al termine della stagione 1969-70.
In soccorso del Genoa, oltre ai suoi tifosi, arriva sulla panchina Arturo Silvestri e il 13 giugno del 1971 per Genoa-Rimini al Ferraris 55 mila rossoblu festeggiano il ritorno del Grifone in Serie B grazie alla vittoria della Serie C 1970-1971. La cosa si ripete due anni dopo il 17 giugno del 1973 quando uno stadio stipato all'inverosimile, nella partita contro il Lecco, questa volta saluta il ritorno del glorioso Grifone in Serie A al termine della stagione 1972-73.

Tra i protagonisti di quegli anni vanno ricordati tra gli altri Sidio Corradi, Maurizio Turone detto Ramon, Luigi Simoni, Claudio Maselli e Attilio Perotti che in futuro rientreranno a far parte con diversi ruoli della storia genoana.
I problemi finanziari impediranno la costruzione di una squadra competitiva e la stagione 1973-74 si conclude con un ritorno in cadetteria.

Passano due anni e il tre a zero casalingo col Modena sancisce l'ennesimo primo posto in Serie B con conseguente promozione per i rossoblu guidati da Luigi Simoni al termine della stagione 1975-76. Il Genoa 1975-76. Da sinistra: Campidonico, Girardi, Rosato, Mosti, Pruzzo, Rossetti. Castronaro, Arcoleo, Rizzo, B.Conti, Bonci. Il campionato 1976-77 inizia male, il Genoa dopo sei giornate è ultimo in classifica ma grazie alle reti di Roberto Pruzzo e Oscar Damiani il Grifone inizia vincere e scalare la classifica. Si arriva alla ventesima, dove è in programma il derby, con il Genoa a centro classifica e con la Sampdoria al penultimo posto. I Grifoni sognano di contribuire alla retrocessione dei rivali in Serie B ma dopo solo tre minuti Zecchini porta in vantaggio i blucerchiati. Allo scadere del primo tempo Damiani raccoglie una respinta del portiere doriano e con un tocco sotto la palla lo supera pareggiando l'incontro. Nel secondo tempo i rossoblu si disperano per un calcio di rigore fallito da Pruzzo, ma al 78' lo stesso attaccante si rifà quando, per raccogliere un traversone partito dalla sinistra, vola alto e spedisce la palla alle spalle del portiere tra il tripudio della folla.

L'anno seguente invece inverte i fattori, l'inizio sfolgorante vede i rossoblu in testa dopo 5 giornate mentre il finale è amaro con il Genoa retrocesso in B per 1 solo gol di svantaggio nella differenza reti con la Fiorentina. Retrocessione che poteva essere evitata quando alla penultima giornata di campionato contro l'Inter il Genoa si era fatto raggiungere sul pari a 10 minuti dalla fine e proprio bomber Pruzzo, cinque minuti dopo, sotto una copiosa pioggia si era fatto parare da Bordon un calcio di rigore. Ceduto Pruzzo alla Roma, nella quale assieme ad altri ex genoani come Sebastiano Nela e Bruno Conti vincerà lo scudetto, gli anni settanta si concludono con una doppietta di Damiani nel derby vinto per due a zero e un 12º posto finale in Serie B.

Gli anni ottanta: i giovani talenti in fuga e un'altra retrocessione

La formazione del Genoa nel 1980-81. In piedi: Sala, Manfrin, Caneo, Onofri, Russo, Martina. Seduti: Nela, Odorizzi, Boito, Corti, Testoni. Il campionato di Serie B 1980-81 si presentò in veste fortemente anomala in quanto, in seguito a indagini sul calcioscommesse, il Milan e la Lazio avevano subito la retrocessione d'ufficio. Sulla panchina del Genoa era intanto tornato Luigi Simoni, fresco di una promozione con il Brescia ottenuta l'anno precedente. Il Grifone iniziò il campionato con grandi difficoltà e raccogliendo pochi punti ma riuscì presto a recuperare il distacco, mantenendosi sulla scia del terzo posto e terminando il girone d'andata a soli due punti da Cesena e Sampdoria.

La svolta definitiva della stagione giunse dopo la terza giornata di ritorno, quando i rossoblu pareggiarono zero a zero col Milan al Ferraris. Nelle restanti 16 giornate il Grifone di Silvano Martina, Claudio Onofri, Claudio Sala e dei giovanissimi Sebastiano Nela, Russo e Boito uscì sconfitto una sola volta, riuscendo a ottenere punti preziosi nel derby e in una decisiva partita all'Olimpico contro la Lazio. Dopo le vittorie nello scontro diretto contro il Cesena e poi nella penultima giornata a Bergamo, il Genoa riuscì a sorpassare la Lazio, che aveva terminato la propria gara casalinga pareggiando con il Vicenza dopo aver sprecato due rigori. Le sirene al porto festeggiarono l'evento e l'insperata promozione fu definitivamente raggiunta allo Stadio Luigi Ferraris la domenica seguente, quando il Grifone concluse la partita con un due a zero sul Rimini.

La campagna acquisti per la nuova stagione deluse fortemente i tifosi genoani. Infatti il talentuoso Sebastiano Nela andò a fare compagnia a Roberto Pruzzo e Bruno Conti a Roma mentre al Genoa venne ceduto in cambio Vincenzo Romano. Come unico straniero tesserabile venne acquistato René Vandereycken, capitano della nazionale del Belgio e giocatore d'indubbio valore ma spesso perseguitato dagli infortuni. Il Grifone riuscì comunque a disputare un buon girone d'andata, simboleggiato dall'ottimo pareggio a Milano con l'Inter e dal due a uno rifilato al Ferraris alla Juventus. Da ricordare in negativo lo scontro, nel mezzo della partita di Firenze, tra Martina e il nazionale Antognoni, con quest'ultimo che rischiò la vita in seguito a un forte trauma. Proprio il portiere rossoblu e Massimo Briaschi risultarono poi decisivi per la salvezza della squadra di Luigi Simoni che, dopo un girone di ritorno ricco di sconfitte, sembrava ormai destinata alla retrocessione.

A cinque giornate dal termine il Genoa, meglio posizionato in classifica, dovette affrontare di fila le sue tre dirette concorrenti, perdendo le prime due partite con il Milan e il Cagliari entrambe con un risultato di due ad uno, ma vincendo con il Bologna, condannandolo di fatto alla retrocessione. La domenica seguente i Grifoni sconfissero con un due a zero grazie alle reti di Russo e Briaschi) il Catanzaro, portando la classifica a un turno dal termine con questi punteggi: Cagliari e Genoa a 24, Bologna a 23, Milan a 22 e Como ormai già retrocesso. I rossoneri incontrarono il Cesena mentre i rossoblu il Napoli. A fine primo tempo il Genoa concluse in vantaggio con rete di Briaschi mentre il Milan era al momento sconfitto in Romagna. Nel secondo tempo il Grifone incassò due reti ma la situazione non apparve preoccupante poiché poco prima era giunto il due a zero per il Cesena.

In quattordici minuti i milanesi capovolsero il risultato e a fine partita i tifosi poterono entrare in campo festanti. Nello stesso momento Castellini, portiere del Napoli, nel gesto di passare la palla con la mano ad un compagno, gettò la stessa all'indietro in angolo. Sulla battuta s'avventò Mario Faccenda che in scivolata segnò. Gli ultimi cinque minuti trascorsero con falli di mano a ripetizione e palle scagliate in tribuna. Il Genoa ottenne nel 1983 un'altra salvezza meno sofferta. I ragazzi di Simoni giocarono un buon calcio e nel girone di ritorno, dopo un quattro ad uno al Catanzaro, si ritrovarono a tre punti dalla quarta posizione. Sopraggiunse però un calo fisico che costrinse i rossoblu a centrare il traguardo della salvezza matematica "solo" alla penultima giornata, festeggiando in simultanea con lo scudetto della Roma.

L'anno seguente il Grifone conobbe nuovamente l'onta della retrocessione, in seguito anche a una sconfitta in uno scontro diretto con la Lazio, finita poi a pari punti al terz'ultimo posto, nel quale il Genoa contestò un decisivo rigore concesso agli avversari. Così i rossoblu, nonostante risultati finali positivi che non riuscirono a compensare i punti persi in precedenza, retrocessero. Iniziò così un nuovo periodo buio per la squadra, un quinquennio tra i cadetti. Cinque anni in B che portarono a una rivoluzione societaria con l'abbandono dell'ormai contestato Fossati e l'arrivo di Spinelli, un continuo cambio di allenatori, dirigenti e giocatori, e una promozione sfiorata e persa all'ultima giornata nel 1987.

Il Genoa, allenato da mister Perotti, perse a Lecce, in campo neutro, contro il Taranto. Un anno dopo venne rischiata la retrocessione in serie C, evitata grazie alla vittoria in trasferta per tre a uno davanti a settemila tifosi rossoblu. Gli anni in cadetteria terminarono con il ritorno di Sogliano come direttore generale e con l'approdo di Franco Scoglio in panchina. La solidità della difesa, capitanata da Gianluca Signorini, la rapidità del centrocampo guidato dall'estroso Stefano Eranio e le reti segnate dalla coppia d'attacco Marco Nappi e Davide Fontolan, portarono la promozione in casa rossoblu, ottenuta anche grazie a un positivo girone di andata.

L'anno seguente il Genoa riuscì ad ottenere una meritata salvezza e al termine del campionato Franco Scoglio lasciò la squadra, causa attriti con Aldo Spinelli. L'abbandono della panchina da parte del tecnico di Lipari avvenne poco prima della finale della Coppa Mitropa 1990, disputata in Puglia, che vide il Genoa affrontare il Bari e conclusasi con una sconfitta dei rossoblu per 1-0.