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curva sudTutto nasce in una fiaschetteria...In via Berchet a Milano, nel 1899. Nasce una leggenda, fatta di presidenti, allenatori giocatori e di milioni di persone che nel corso degli anni si sono innamorate dei colori rossoneri. Dal primo scudetto, datato 1901 al prossimo trofeo che potrebbe finire nella fornitissima bacheca di via Turati vi sono storie, successi, persino umiliazioni.Ma la linea guida, la traccia che ha contraddistinto il cammino di questa società è sempre stata straordinariamente vincente. La scuola Milan, lo stile Milan e la gestione Berlusconi ne è un esempio fulgido ha caratterizzato, indirizzato la storia del calcio italiano e mondiale.
Dal 1987 la società rossonera ha regalato ai propri sostenitori una sequenza assoluta di vittorie: Arrigo Sacchi, lo stakanovista di Fusignano, ha messo il timbro su uno scudetto, due coppe dei campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali. La squadra che pareva fosse giunta ad un precoce capolinea ha poi trovato in Fabio Capello un condottiero fantastico. Quattro titoli nazionali in cinque stagioni, una Supercoppa Europea e una Coppa dei Campioni. Alberto Zaccheroni è l'uomo dello scudetto numero sedici. Un breve interregno prima della consegna a Carlo Ancelotti, colui che visse da giocatore la prima epopea berlusconiana, di un gruppo di giocatori integrato e plasmato a dovere con cui lavora ininterrottamente da sei anni..E con il quale ha ottenuto la vittoria in campionato nella stagione 2003 2004 e due successi in campo internazionale: la coppa con le "orecchie" nel 2003 e nel 2007. Da ultimo il livornese Allegri ha portato uno scudetto nella stagione 2010-11. Una gestione sotto il segno della tradizione e dell'appartenenza, una costante nella storia recente del club rossonero. La cui riconoscenza verso coloro che hanno consentito al Milan di trionfare dentro e fuori i confini nazionali è qualcosa di più di un allungamento di contratto o di un impiego nell'organizzazione generale del gruppo.
La grande storia del Milan ha un punto di svolta agli inizi degli anni '50. È il Milan svedese, il Gre-no-li, che mette il marchio di fabbrica sulla rinascita di una società che per troppo tempo era rimasta a secco di successi. La recente scomparsa di Nils Liedholm, uno dei personaggi più amati dai tifosi del Milan, ha consentito di rivivere quell'entusiasmante periodo, quando l'eleganza si unì alla forza, alla professionalità, di tre giganti, tre uomini talmente dissimili tra loro da coagulare un'idea, un modo di giocare, spettacolare ed emozionante. Liedholm, che si fermò a lavorare ulteriormente nel nostro paese per tanto tempo ancora, rimane nel cuore della gente rossonera e non solo per la sua affascinante affabulazione, la sua maniacale ma nel contempo sdrammatizzante conduzione del gruppo. Il grande rispetto che si conquistò come uomo, mettendo radici solide sul nostro suolo, gli è stato anche nel suo ultimo viaggio universalmente riconosciuto.
Il Milan è sempre stato una grande famiglia. E ha allevato grandi famiglie: come i Maldini, Cesare e Paolo. Ha cresciuto ragazzi timidi rendendoli campioni assoluti, Gianni Rivera e Franco Baresi. Ognuno nella propria epoca ha rappresentato per comportamento e portamento il vessillo rossonero, la bandiera cui fare riferimento nei momenti bui, rappresentati da scandali e retrocessioni. L'elenco è nutritissimo: nella Hall of Fame ci sarebbe posto per tutti. Eppure il fascino del Milan olandese, Gullit, Rijkaard e Van Basten, una sorta di Gre-No-Li degli anni Ottanta e Novanta permane. Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini è un piccolo rosario che non si può scordare.
Ma ciò che colpisce di più è la grande quantità di ex calciatori del Milan che nel corso della carriera sono poi diventati allenatori di eccezionali capacità: da Liedholm a Trapattoni, Radice, Bagnoli e Capello, per continuare con Ancelotti, Donadoni i tre olandesi e altri ancora. Ognuno con un proprio percorso professionale, spesso rivolto alla crescita e alla scoperta di giovani talenti.
Da oltre vent'anni Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Ariedo Braida, in una piramidale scala di valori e competenze hanno ridisegnato un club che era finito sull'orlo del baratro. Sono partiti da grandi disponibilità economiche ma anche da intuizioni, folgorazioni, innamoramenti, decisioni, scelte straordinariamente felici. Privilegiando prima l'uomo e poi tutto il resto. Creando una struttura in grado di determinare il futuro, passando attraverso le esperienze le positività e le negatività (invero poche) del passato.