Valori, solidarietà e amicizia

Siamo con Franco Caravita, portavoce della Curva Nord. sposato, due figli, l'Inter nel cuore; lui si racconta così...

Siete voi tifosi i veri protagonisti del calcio, che seguite la vostra squadra con passione, entusiasmo, anche sacrificio. Ricordi la tua prima volta allo stadio?
Erano gli anni della scuola, e andai a vedere il derby... con dei milanisti! Eravamo in Curva Sud, più di trenta anni fa. Vidi dall'altra parte le bandiere dell'Inter e dissi all'altro interista del gruppo di andare a tifare per la nostra squadra, dove eravamo non si poteva... Ci spostammo, e così conobbi tifosi abituali dell'Inter. E' nata così la passione che dura da decenni.
Qual è la cosa più bella dell'essere tifoso?
Sono i valori che nella società difficilmente trovi. Nel gruppo c'è solidarietà, amicizia, anche con persone molto diverse tra loro. È un bel modo di stare insieme. La passione lega e dà integrazione. Quando si è tutti insieme sotto lo stesso simbolo, scompaiono le differenze sociali, intellettive e tutto ciò che abitualmente allontana.
Porti i tuoi figli allo stadio?
Sì, sono già venuti con me. Anche i miei compagni di curva portano i loro piccoli, perché "stranamente" (!) tifano Inter. Non ho mai forzato i miei bambini a venire, ma loro vogliono farlo e io li porto con piacere.
Che cosa rappresenti tu per la tifoseria?
Sono la loro voce, il punto di riferimento e gestisco la comunicazione. Mi occupo delle trasferte, anche quelle internazionali.
Come si vive il derby a Milano?
È pacifico, perché il concetto è quello del rispetto per l'altro. Purtroppo, in genere, non succede sempre questo. La tifoseria dell'Inter è pacifica, anche se con l'Atalanta...! Spesso a dividere è il concetto di "città contro città". Comunque, a Milano non si organizzano mai attacchi alle tifoserie, perché ci piace andare allo stadio. Non si parte mai organizzandosi prevenuti.
Come pensi che nasca la violenza negli stadi?
Nasce da un'antipatia di fondo che fa parte dell'animo umano. È come la pulsione del combattimento: la nostra natura è arrogante e combattiva; poi la cultura e l'intelligenza mitigano le cose. Ma in curva si riflette ogni spaccato della comunità, come classi sociali e abitudini. Ma è la società ad essere malata, non la curva.
Perché si scatenano situazioni di tensione, spesso anche prima delle partite?
Il mondo del tifoso si crea anche dal prevalere sull'altro. Ogni tifoso ha il senso di appartenenza alla propria squadra e tifoseria: se si creano tensioni si reagisce in base a chi ti contrappone. Se non c'è tensione... meglio! Comunque, se si radunano più persone insieme e già esiste rivalità, con due gruppi contrapposti c'è la ricerca della prevaricazione. Sono le normali pulsioni dell'essere umano.
Come vorresti vedere il calcio nel futuro?
Ho la speranza che il calcio, con la sua cassa di risonanza, esprima sempre più valori. Che la politica dia risposte serie, anche se la situazione è complessa. La gente non deve perdere la speranza: se lo sport è pulito, la società migliora. Lo spaccato reale delle nostre vite si ritrova nel calcio.