Lealtà tra calciatori

don mazzi1Alzi la mano chi non conosce Don Mazzi. Pedagogista, educatore e presidente della Fondazione Exodus Onlus, dove ci accoglie per l'intervista. Il sacerdote più all'avanguardia del nostro tempo, comunicatore, attivo, intelligente. E interista. Una chiacchierata con lui per conoscere le sue critiche al calcio di oggi, la sua passione per la maglia nerazzurra, i valori da riscoprire...

Don Mazzi, da dove ha origine la sua passione per il calcio?
Il calcio in Italia è il primo sport, e io ho sempre giocato, sin dal liceo. Quando poi sono diventato prete mi sono ritrovato a Roma, e lì facevo giocare i ragazzi prima del catechismo. I preti di oratorio sono preti che giocano e fanno giocare. Ma mi piaceva molto anche il tennis.
Una vocazione sportiva orientata all'Inter. Perchè?
Sono amico della famiglia Corso, che è veronese come me. Lui era la mitica ala dell'Inter. Quindi sono nerazzurro anche per affetto a loro.
Lei frequenta lo stadio?
Sì, ci vado, ma quest'anno non c'è stata ancora l'occasione.
Cosa ricorda con maggior piacere dell'Inter?
Sono fedele alla grande Inter di Herrera. Ho seguito molto la squadra allenata da Lippi. Erano venti anni che non si vinceva niente; ora ci divertiamo!
Come mai, secondo lei, non si vinceva niente?
Perchè l'Inter non era capace di fare "squadra".
Quindi questa è la sua critica ai ragazzi?
Prima di essere giocatori, bisogna essere uomini. E i calciatori sono molto capricciosi, oggi. Ci vogliono autodisciplina e spirito di gruppo.
Che idea si è fatto sulla violenza nel calcio?
A Roma sono stato un consulente nazionale del CSI – Centro Sportivo Italiano. Il problema del calcio è anche il problema delle aggregazioni giovanili: ormai non ci sono più. Una volta c'erano le piazze dei paesi, poi ci sono stati i movimenti politici a raggruppare migliaia di persone. Oggi queste situazioni mancano.
Quindi è determinante il fatto di trovarsi insieme?
Importantissimo. Noto che c'è incapacità di aggregarsi. Se accade, spesso lo fanno per rovinare e fare dei danni. Bisogna trovare un sistema per farli stare insieme serenamente. Lo stadio è un luogo di ritrovo. Ma sempre più spesso ormai vengono chiusi alle tifoserie...Non sono d'accordo a chiudere gli stadi. Bisogna risolvere i problemi in altra maniera. I soggetti pericolosi saranno un migliaio: si possono individuare, punendo solo loro.
Perchè si chiudono le curve?
Dobbiamo smettere di pensare di consegnare l'ordine pubblico in mano alla polizia. Bisogna affrontare, e io lo sto già facendo, le tifoserie del Nord (come Juve, Milan, Inter) e far capire loro di isolare il 10% di "matti" che hanno al loro interno.
È un problema che riguarda solo il carattere delle tifoserie o è un discorso più ampio?
Bisogna capire se dietro a loro ci sono correnti politiche o no. I politici non devono usare i tifosi. Ma sono gli stessi "capi-ultrà" che devono impartire disciplina e isolare chi non fa del tifo sano. Se non riescono loro stessi a mettere a fuoco i soggetti pericolosi, non ci saranno altri mezzi.
La sua visione è ottimista o no?
C'è da dire che è aumentato il malessere, anche fuori dallo stadio, non necessariamente dentro. Un popolo come l'Italia ha superato il terrorismo, vuoi che non riusciremo a sconfiggere questo?! Lo dobbiamo fare per salvare lo sport, il calcio e tutti noi.
Quali sono i valori da apprendere dal calcio?
Sono la vera disciplina, il coordinamento tra corpo e anima, il grande lavoro di gruppo, il darsi delle regole e accettarle, lo spirito della festa. Dove non c'è festa non c'è sport.
Qual è il suo appello dalle pagine di FreeFootball?
Innanzitutto vorrei lanciare un messaggio ai calciatori: quello di non manifestare negativamente, invitandoli a essere atleti con comportamenti degni dei valori che incarnano.
Cosa si può dire agli arbitri?
Di essere abbastanza intelligenti, per evitare che succedano fatti ed episodi sbagliati in seguito al loro operato.
E invece ai dirigenti?
Che abbiano il coraggio di fermarsi, mettersi insieme e agire riflettendo.
Concludiamo allora con un pensiero per tutti i nostri lettori e tifosi.
Una nazione che trasforma lo sport in violenza è una nazione incivile. E con il mondo facciamo una figura pessima!