Il successo dello sport paralimpico

zanardiCi sono Alex Zanardi e Cecilia Camellini. Annalisa Minetti e Martina Caironi. Assunta Legnante e Giusy Versace. Sono i nomi, belli e importanti, di questi mesi di sport paralimpico.

E ce ne sarebbero tanti altri, se si volesse continuare. Campioni che hanno fatto grande l'Italia a Paralimpiade e Mondiali. Zanardi è stato addirittura scelto quale "Atleta dell'anno" (in assoluto) del 2012 da La Gazzetta dello Sport. Fantastico lui e fantastici tutti quelli citati e tanti altri. Senza di loro molti non conoscerebbero nemmeno la possibilità di fare sport per le persone con disabilità.

Ma c'è un altro fattore senza il quale la crescita del movimento sportivo paralimpico, così importante anche dal punto di vista sociale, si fermerebbe: il lavoro sul territorio, quello fatto da tante persone, volontari e atleti, che ogni giorno si impegnano fra scuola, lavoro e famiglia.

E' un lavoro fondamentale, pur se poco enfatizzato. Ne riflettevo leggendo la bella pagina, curata da Alessandro Micci, che l'edizione milanese del Corriere della Sera ha dedicato ad alcune delle associazioni e ai loro volontari (la si trova anche online cliccando qui), che ogni giorno fanno dell'insegnare e promuovere l'attività fisica fra chi ha disabilità di ogni tipo quasi una missione.

E spesso lo è. Ci si trovavano gli amici di Superhabily, nella periferia alle porte di Milano, o quelli della Polisportiva Milanese, società storica. E su La Gazzetta dello Sport, qualche giorno prima, si erano celebrati i 30 anni della Briantea84, che nella Brianza fra Como e Cantù ha in questo lungo periodo avviato allo sport diverse migliaia di ragazzi e ragazze, bambine e bambini, giovani e adulti con disabilità.

In una società come quella italiana, dove lo sport viene poco o nulla tenuto in considerazione in ambito scolastico, senza l'impegno sul territorio l'attività sportiva in generale, quella paralimpica in particolare, non esisterebbe.

Il Cip del Lazio darà un riconoscimento il prossimo 2 dicembre, il giorno prima della Giornata Mondiale delle persone con disabilità, a 350 fra atleti e società che hanno vinto un titolo nel corso dell'anno, piccolo (regionale) o grande (internazionale) che sia.

A ognuno di questi atleti e queste società corrispondono decine di volontari. Dice Marco La Rosa, che per Superhabily definire solo allenatore di atletica è riduttivo: "Dopo Londra è più facile parlare di sport paralimpico e questo ci aiuta. Ma sono importanti le persone che fanno promozione nei quartieri, nelle scuole, negli oratori, nelle palestre. Servono volontari e tecnici insieme agli atleti. Vanno coinvolti uno per uno. Non è facile, certo, ma vedere poi la passione regala grandi soddisfazioni".

E' importante Mauro, 23 anni, con una cerebrolesione alla nascita, che all'Università, dove fra non molto si laureerà in giurisprudenza, dice: "C'è questo sport nuovo. Sì, puoi giocare anche tu che coordini male i movimenti, vieni a provare'.

E ora c'è un gruppo anche in Lombardia, oltre quello in Piemonte, che gioca a boccia, sport paralimpico che permette di essere praticato anche a chi ha disabilità motorie gravi. Mauro Perrone è anche recordman italiano con 19,94 metri di lancio della clava, disciplina dell'atletica paralimpica, e poi si è innamorato di questo sport dopo un Erasmus in Spagna.

Ora ne è anche il responsabile regionale per la Fispes, la federazione di riferimento. Grazie ai tanti Mauro in giro per l'Italia lo sport paralimpico vive e cresce. Pensando poi ad Alex, Giusy, Martina e gli altri grandi campioni.

Articolo pubblicato il 21-11-2013 sul Corriere della Sera a firma di Claudio Arrigoni.