MARADONA, OLTRE I MITI GRECI

di Carmine Maione

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"In Grecia al tempo di Omero ed Esiodo, tra il IX e il VI secolo a.C., la cosa più importante che ci fosse era il mito, il cantore che ne declamava i versi e il protagonista delle storie ovvero l'eroe. L'eroe era la perfezione in persona simbolo dell'onore, l'onestà, il coraggio e l'intelligenza, a parte alcuni come Ulisse che imbrogliavano e tentavano di cavarsela dai guai con l'arte della parola. Tuttavia onesti o ingannatori, gli eroi erano quasi tutti venerati dal popolo greco dopo la morte e in loro onore venivano eretti dei templi e santuari dove poter andare a pregare (scriveva Luciano De Crescenzo nel suo libro I grandi miti greci, pubblicato nel 1999 - ndr). A Napoli la morte di Diego Armando Maradona va oltre il mito: i napoletani lo hanno ammirato, abbracciato, stretto, toccato, amato in vita. Più di altri hanno conosciuto l'uomo oltre il genio calcistico prima che diventasse leggenda. Ne hanno conosciuto il volto umano oltre il rettangolo di gioco, rappresentando un sentimento di riscatto sociale di una città che con fatica curava le molte ferite, ultime in ordine di tempo quelle del terremoto dell'80 con l'epicentro in Irpinia.

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Maradona, 'na cosa grande per i napoletani e non solo, ha penetrato gli strati più profondi di una terra e di un popolo sin da quel lontano 5 luglio del 1984 quando sbarco all'ombra del Vesuvio. Ha driblato nella vita come in campo ogni ostacolo che gli si ponesse davanti e si e sempre rialzato per riprendere la sua corsa libera. Da oggi lo stadio San Paolo, in queste ore illuminato, si chiamerà Diego Armando Maradona e Napoli avrà il tempio in suo onore come accadeva per i miti greci dopo la morte. Diego parlava di se in terza persona come Cesare e Napoleane. Amico di Fidel Castro e di altri governanti del Sudamerica non aveva risparmiato critiche ai potenti della terra così come ai vertici della Fifa. E ha saputo resistere al richiamo dei soldi per stare accanto a chi la storia tentava di collocare per sempre nel girone dei vinti. "Ai soldi preferisco correre dietro un pallone" rispondeva a chi gli offrì un assegno in bianco per strapparlo al suo Napoli.

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Non ha mai tradito i suoi tifosi divenuti il suo popolo, ha continuato a rincorrere un pallone simbolo di libertà con la maglia azzuzza del Napoli e quella biancoceleste dell'Argentina, la nazione che gli ha dato i natali e per la quale arrivò ad affermare che il goal di mano segnato all'Inghilterra al Mundial di Messico86 poi vinto, fu con la" mano de Dios". Maradona trasformò quella vittoria come rivincita del popolo argentino per la guerra delle isole Malvinas voluta dalla britannica "Lady di ferro" Margaret Thatcher. In tanti, soprattutto avversari e detrattori, contestarono Diego per quel goal ritenuto poco etico, ma in Maradona prevalse il sentimento di rivalsa, convinto che sono le guerre a non avere nulla di etico. Da oggi Napoli e Buenos Aires piangono il loro mito, ma ovunque si celebra il calciatore più forte di tutti i tempi. El pibe de oro riposerà per sempre a Buenos Aires e nel cuore dei napoletani, ma il mito di Diego ha conquistato il mondo intero.

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