Doping, una mail inguaia Coe

sebastian coe420La domanda aleggiava nell'aria da tempo. Com'è possibile che Sebastian Coe, attuale presidente Iaaf e vicepresidente della federatletica internazionale dal 2007, non sapesse nulla del malaffare che sta via via emergendo al massimo organismo del più importante sport olimpico.

Il baronetto, presidente del comitato organizzatore dei Giochi di Londra, a inizio mese in un'audizione di fronte al parlamento britannico, alla domanda perché non avesse combattuto adeguatamente il doping ha risposto: "Ero solo uno dei quattro vice con un ruolo marginale oltre a essere impegnato con Londra 2012".

Ora però Le Monde, autore l'altro giorno dello scoop sulle malefatte del senegalese Lamine Diack, per 16 anni alla presidenza Iaaf, getta nuove ombre su Seb Coe.

Il quotidiano francese avrebbe visionato una e-mail del braccio destro dell'attuale presidente della federatletica internazionale, Nick Davies, secondo cui il capostaff di Coe sarebbe stato al corrente del doping degli atleti russi fin dal 2013. Come poteva dunque Coe non sapere?

In sostanza, nella mail, Davies risponde a Papa Diack Massata – il figlio del n°1 Iaaf con appannaggio marketing – che l'affaire doping/corruzione "deve rimanere top secret".

L'allora portavoce della Iaaf, oggi uomo di fiducia di Coe, dice al suo interlocutore che intende mettere in atto "una campagna di pr ufficiosa per evitare scandali mediatici internazionali legati ai mondiali di Mosca e in particolare sulla stampa britannica, da dove escono gli articoli peggiori" laddove "possiamo sfruttare l'influenza politica di Seb (Coe, ndr).

E' nel suo interesse personale garantire che i mondiali di Mosca siano un successo e che la gente non pensi che la stampa del suo Paese voglia distruggerli (...) Papa, non appena avrò idea del prezzo di questa campagna ufficiosa di pr te lo farò sapere, in ogni caso farò qualsiasi cosa in mio potere per proteggere la Iaaf e il suo presidente".

Un messaggio che non ha bisogno di ulteriori interpretazioni.